Maccheroncini di Campofilone IGP Marcozzi

250 gr

6,00

Maccheroncini di Campofilone IGP Marcozzi
I Maccheroncini di Campofilone hanno il riconoscimento IGP che ne certifica la tipicità, il legame con il territorio, la qualità delle materie prime e la lavorazione artigianale.
Pasta all’uovo Marcozzi di Campofilone. Sottile, porosa e dall’ottima resa in cottura. Fatta oggi come una volta, con ingredienti semplici e genuini. Solo semola di grano duro e uova, per un sapore delicato ed inconfondibile.

Ingredienti
Semola di grano duro, uova 35,3%
Può contenere Soia.
Paese coltivazione del grano: ITALIA. Paese di molitura: Italia.

Certificazioni: IGP
Cottura: 1/2 minuti
Spessore e larghezza: 0,6/0,7 mm – 1 mm
Lunghezza: 45-55 cm

Confezione da 250 gr (4 persone)

La storia dei Maccheroncini di Campofilone IGP Marcozzi
La tradizione della pasta all’uovo di Campofilone inizia secondo leggende popolari parlate e scritte fin dal 1400. I primi documenti certi che si riferiscono a questa pasta denominata anche “capelli d’angelo” risalgono al Concilio di Trento del 1560 in cui vengono citati con la dicitura “così sottile da sciogliersi in bocca” rifacendosi alla loro caratteristica di essere molto sottili.

I Maccheroncini sono anche citati in quaderni di cucina di alcune casate nobili del 1700 e del 1800 come i conti Stelluti Scala e i conti Vinci. Inoltre il poeta Giacomo Leopardi nei suoi 49 piatti che più desiderava, elencava tre modi diversi in cui preferiva i prodotti di pasta all’uovo di Campofilone come promemoria per i suoi cuochi.

Tradizione – Quando la domenica aveva il sapore della festa
C’era un tempo in cui il calore delle emozioni nasceva attorno alla tavola. Quando le massaie si alzavano presto per ripetere un antico rito fatto di gesti semplici e sapienti. C’era un tempo in cui nonna Adelina, con le sue mani ruvide e sapienti, impastava la semola di grano duro insieme alle uova. Stendeva la pasta con il mattarello fino ad ottenere sottili, morbide e dorate sfoglie, che faceva riposare in panni di cotone. Tagliava poi la sfoglia in fili sottili sottili, che a guardarli bene sembravano “capelli d’angelo”, e li lasciava essiccare in una stanza ventilata.
Ecco qui la famosa “pasta della domenica”: i Maccheroncini di Campofilone.

 

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